
21 Novembre 2024
Neuromarketing e Branding per gli Stati Uniti
Il primo di tre articoli in collaborazione con Marco Baldocchi sul tema del Made in Italy e delle strategie di marketing e branding per il mercato americano
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Non esiste una formula universale: un flagship store a Manhattan sulla Fifth Avenue segue una logica diversa da un pop-up in un quartiere emergente. L’obiettivo è progettare ambienti in grado di raccontare una storia coerente con il brand, coinvolgere i sensi e rendere il cliente protagonista. Nel nostro settore non parliamo più di negozi ma di brandscape, spazi che incarnano l’identità visiva e narrativa dei brand. I ristoranti non sono solo luoghi in cui si consumano prodotti, ma si trasformano in entertainment places. Gli uffici diventano a loro volta workplace hubs, spazi in cui la socialità e il benessere delle persone sono al centro della progettazione. Questa è la direzione verso cui stiamo andando: esplorare nuovi orizzonti per le persone e per i brand. D- Che ruolo hanno gli spazi fisici di fronte all’avanzata del digitale negli Stati Uniti? R- Gli spazi fisici conservano la loro centralità nonostante la rilevanza del digitale nel percorso del cliente e perché creano qualcosa che quest’ultimo non sa creare, cioè le connessioni emotive. I brand che stanno vincendo la sfida sono quelli che ripensano il negozio come un’esperienza da vivere: spazi in cui i consumatori entrano per comprare ma anche per scoprire, interagire e partecipare. Pensiamo ai pop-up store: sono un laboratorio perfetto per testare nuovi prodotti e interagire con la propria community. D- Adesso diteci come si progetta uno spazio di successo R- Facendo attenzione a tre cose: 1) Consumer experience. Lo spazio dev’essere pensato per accompagnare, intrattenere il cliente lungo un percorso definito, dal primo contatto fino all’acquisto e oltre. 2) Sperimentazione. 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R- Il confine tra mondo fisico e digitale si è assottigliato. In tal senso il negozio, da mero punto vendita che era, è diventato il nodo di un ecosistema più ampio. Il cambiamento sta proprio nella necessità di progettare esperienze ibride che integrino i touchpoint online e quelli offline. Ciò comporta nuove sfide per i brand: superare lo spazio bello e funzionale per creare un ambiente personale, emozionante e di valore.
R- Il punto di partenza è sempre il cliente. Ogni spazio deve rispondere a esigenze precise e avere una propria unicità. Non esiste una formula universale: un flagship store a Manhattan sulla Fifth Avenue segue una logica diversa da un pop-up in un quartiere emergente. L’obiettivo è progettare ambienti in grado di raccontare una storia coerente con il brand, coinvolgere i sensi e rendere il cliente protagonista.
Nel nostro settore non parliamo più di negozi ma di "brandscape", spazi che incarnano l’identità visiva e narrativa dei brand. I ristoranti non sono solo luoghi in cui si consumano prodotti, ma si trasformano in entertainment places. Gli uffici diventano a loro volta workplace hubs, spazi in cui la socialità e il benessere delle persone sono al centro della progettazione.
Questa è la direzione verso cui stiamo andando: esplorare nuovi orizzonti per le persone e per i brand.
R- Gli spazi fisici conservano la loro centralità nonostante la rilevanza del digitale nel percorso del cliente e perché creano qualcosa che quest’ultimo non sa creare, cioè le connessioni emotive.
I brand che stanno vincendo la sfida sono quelli che ripensano il negozio come esperienza da vivere: spazi in cui i consumatori entrano per comprare ma anche per scoprire, interagire e partecipare. Pensiamo ai pop-up store: sono un laboratorio perfetto per testare nuovi prodotti e interagire con la propria community.
R- Facendo attenzione a tre cose:
R- Vediamo un’evoluzione verso spazi sempre più flessibili e ibridi. Gli ambienti devono poter cambiare rapidamente, adattandosi alle nuove esigenze dei consumatori, rispondere a diverse esigenze in base ai diversi momenti in cui le persone attiveranno il luogo, proprio come succede nel digitale: un’unica porta d’ingresso e diverse modalità di interazione.
Per vendere in modo soddisfacente negli Stati Uniti occorre avere una brand identity e una strategia di marketing ben definite. ExportUSA, attraverso il suo dipartimento di branding e marketing Concepto, aiuta le imprese italiane a creare realtà commerciali capaci di distinguersi e attrarre i consumatori americani.
La nostra collaborazione con D!V dove il naming nasce dall’integrazione di due studi leader in experience design e architettura come DINN! e VEMWORKS con sedi tra Milano e New York, ci permette di combinare le competenze per creare spazi non solo funzionali, ma anche emozionali e immersivi. D!V ha un approccio human-design-driven e può tradurre l’identità del brand in un luogo distintivo progettando esperienze uniche e memorabili.
Negli Stati Uniti, infatti, il successo non si misura solo nella qualità del prodotto, ma nella capacità di raccontare una storia e coinvolgere i clienti attraverso ogni touchpoint, online e offline.

Il primo di tre articoli in collaborazione con Marco Baldocchi sul tema del Made in Italy e delle strategie di marketing e branding per il mercato americano

Il secondo di tre articoli in collaborazione con Marco Baldocchi sul tema del Made in Italy e delle strategie di marketing e branding per il mercato americano

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